Trifulau Contro le Tartufaie Controllate

Trifulau Contro le Tartufaie Controllate

Raccolta di firme nell’ovadese contro le tartufaie controllate. Casus belli è la tartufaia controllata di Trisobbio che si estende per 23 ettari, un’estensione media nel panorama delle 32 tartufaie presenti nella provincia di Alessandria. Dopo anni di brontoli, ma nulla di fatto, alcuni trifulau (raccoglitori di tartufi) di Ovada hanno deciso di protestare contro il proliferare delle tartufaie controllate, minacciando di non pagare più il tesserino che li autorizza alla raccolta dei tartufi, poiché ritengono che le tartufaie ledano il loro diritto alla libertà di circolazione. Infatti nelle tartufaie controllate ha libero accesso solo chi appartiene al consorzio di gestione. Fin’ora hanno raccolto un centinaio di adesioni, ma sostengono che la protesta si stia diffondendo anche fuori l’ovadese.

raccolta-tartufi-riservataLe tartufaie controllate, a differenza di quelle coltivate che sono vere e proprie “piantagioni” di piante micorrizate, sono terreni a produttività tartufigena che vengono recintate e gestite dai rispettivi proprietari o da consorzi di cercatori della zona dopo il benestare della provincia che li affida per 5 anni. L’intento è quello di preservare il territorio poiché in cambio dell’esclusività i consorziati devono garantire la manutenzione, la pulizia e la ri-piantumazione delle essenze.

I trifulau ovadesi contestano il fatto che tali appezzamenti di terreno sia loro preclusi nonostante il pagamento annuale del tesserino che li autorizza alla raccolta, mentre chi è autorizzato ad entrarvi può cercare e raccogliere anche al di fuori delle riserve. Inoltre ritengono che ci siano pochi controlli, con la conseguenza che i confini e i “patti” per ottenere la concessione non siano rispettati.

Per contro i consorziati ritengono che le riserve contribuiscano alla preservazione dei tartufi, ad evitare che i boschi vengano vandalizzati da chi non ne ha rispetto e che si cerchi di rispettare i cercatori non consorziati rimanendo all’interno delle riserve. Senza parlare di circa 5 mila piante tartufigene “libere” presenti nella procincia alessandrina.

Probabilmente la ragione sta nel mezzo. Le istituzioni locali dovrebbero controllare il territorio, manutenerlo e perseguire chi non lo rispetta, anche in virtù delle tasse che i cercatori pagano e forse non ci sarebbe necessità di tartufaie controllate, ma anche in tal caso deve assicurarsi che le regole vengano rispettate.