La filiera del tartufo ad un passo dal baratro?

Lo denunciano, in una nota, Assotartufi, TartufOK e Tuberass secondo i quali, alle pressanti sollecitazioni delle istituzioni europee “ed al concreto rischio per il nostro Paese di vedersi avviata una procedura di infrazione, il Governo risponde con un provvedimento inadeguato, deludente e preoccupante per i destini dell’intero settore”.t10IM02_o

Ma di cosa si tratta? Sostanzialmente le associazioni lamentano il mancato inserimento del Tartufo italiano nell’elenco dei prodotti agricoli, condannandolo così “ad una sempre più marcata marginalità rispetto ai tartufi d’oltralpe – spiegano le associazioni – spinge (l’emedamento recepito dal governo ndr) le nostre aziende a comprare il tartufo straniero (dove è possibile acquistarlo con i relativi documenti fiscali e di tracciabilità) ed impedisce un adeguato rilancio qualitativo e quantitativo della produzione interna negando alle imprese italiane la possibilità di accedere alle agevolazioni previste dai fondi comunitari di cui possono invece godere gli altri agricoltori europei”.

I meccanismi introdotti con questo emendamento, inoltre, “lungi dal favorire la auspicata ‘emersione’ della produzione spontanea, ne determinano il completo inabissamento, a tutto scapito della trasparenza per il consumatore i cui diritti possono essere adeguatamente assicurati soltanto dalla completa tracciabilità garantita dai prodotti agricoli”.  Questo il punto di vista dei commercianti che pur dando merito al Governo di essere intervenuto, per la prima volta, “su storture” che da decenni “attanagliano la vita del nostro settore, auspichiamo – concludono le associazioni – un repentino ripensamento dell’esecutivo che, recependo le istanze di tutti gli attori della filiera, possa portare ad una disciplina realmente in grado di risolvere i problemi della filiera e rilanciare il tartufo italiano”.