Il Frutto del Piacere. La Mela? No, il Tartufo!

cane_linguaE’ già noto a tutti che quella per il tartufo non è solo una passione che si consuma a tavola attraverso i sensi, dell’olfatto e del gusto, ma che parte dalla sveglia all’alba di chi lo cerca tra i boschi delle nostre colline, sia con il vanghetto che con il “muso a terra”. Ora ricercatori del Campus Biomedico di Roma insieme ai colleghi abruzzesi di Micologia e Genetica dell’Università dell’ Aquila e di Teramo, hanno dato una spiegazione scientifica a quanto in parte già si sapeva: il tartufo è il “frutto del piacere”. Infatti il tartufo preso in esame, il Tuber melanosporum Vittad. comunemente noto come Tartufo Nero Pregiato, contiene livelli elevati di anandamide, una molecola il cui nome è preso dalla parola sanscrita Ananda che significa “gioia, beatitudine, delizia”. Tale molecola, un endocannabinoide simile al Thc della cannabis, è naturalmente presente nel cervello dei mammiferi e serve a scatenare il rilascio di sostanze chimiche che regolano il comportamento alimentare e la generazione neurale della motivazione e del piacere.

Il tartufo utilizza il suo forte odore per permeare lo strato di terra sotto il quale giace, mentre l’anandamide invoglia i mammiferi a mangiare i corpi fruttiferi, affinché disseminino le spore del tartufo ed avere una maggiore probabilità di tartufo_maialeriprodursi. Allo stesso modo l’anandamine, presente anche nel latte materno, invoglia il neonato ad allattarsi.

Mauro Maccarrone, biologo e chimico del Campus BioMedico di Roma, autore della ricerca pubblicata su ‘Phytochemistry‘ insieme ai botanici dell’Università dell’Aquila, ha spiegato che l’idea di cercare questo endocannabinoide nel tartufo è nata partendo da una precedente ricerca in cui si dimostrava che la melanina nella nostra pelle era regolata proprio dagli endocannabinoidi. Grazie ai colleghi abbruzzesi il team di ricercatori ha scoperto la presenza della medesima sostanza anche nei tuberi presi in esame, misurandola e scoprendo che nel tartufo nero non ci sono i recettori chiave su cui l’anandamide deve agire per stimolare la produzione di melanina, che è assente nel tartufo. Da qui la supposizione che il tartufo produca questo endocannabinoide per spingere gli animali a mangiarlo.

Sono previsti altri esami per valutare la presenza e la quantità della “molecola del piacere” negli altri tipi di tartufo, a partire dal Tuber magnatum Pico, il Bianco Pregiato.

Non stupisce che la ricerca italiana abbia fatto il giro del mondo, incuriosendo la britannica Bbc.