Continua la protesta dei tartufai piemontesi

Continua la protesta dei tartufai piemontesi

Non si placa la protesta dei trifulau, i cercatori di tartufo piemontesi, contro le tartufaie controllate.

In questo articolo vi avevamo iniziato a raccontare della protesta dei liberi cercatori di tartufi di Ovada, in provincia di Alessandria.

Ora la loro protesta si estendente e al grido “Un ettaro ai consorzi gli altri nove a noi“, trova il sostegno di altri gruppi di trifulau della zona, provenienti anche dal novese e dal tortonese, che si sono riuniti a Tagliolo per fare il punto della situazione e raccogliere ulteriori firme contro le tartufaie controllate, zone tartufigene date in concessione esclusiva dalla provincia a consorzi che in cambio se ne occupano manutenendole.

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L’intento è quello di costituire un’associazione comprensiva di tutti gli interessati, con l’obiettivo di chiedere il rispetto della legge nazionale la quale prevede che il 90% del territorio rimanga libero.

“Da noi hanno chiuso praticamente tutto”, spiega Giovanni Ferretti che contro le tartufaie combatte da più di dieci anni. Al suo fianco il cassanese Mario Bevilacqua, di Novi Ligure. “Chiediamo un confronto con l’assessore regionale.[…] Puntiamo a collegare la protesta a quelle delle associazioni già costituite a Neive, Canelli e Alba. Dicono che siamo dei piantagrane, chiediamo solo il rispetto della legge”.

Nell’immediato c’è l’intenzione di non pagare il tesserino anche perché, come se non bastasse, c’è l’ipotesi da parte della Provincia di vietare la ricerca notturna, periodo molto apprezzato da più di un trifolau perché più tranquillo.

A tutto questo rispondono, a dir il vero piuttosto vagamente, dall’assessorato alle Foreste, sostenendo che il problema verrà affrontato, ma che sia ancora presto per valutare i tempi.